All'inizio di ogni anno a San Francisco in California presso il Moscone Center si tiene abitualmente il Macworld, la più importante fiera per gli appassionati di Apple e del mondo Mac in generale. Migliaia di fanatici, e non solo, attendono abitualmente questo appuntamento per venire a conoscenza delle novità sperimentate e pronte per essere lanciate sul mercato dall'azienda di Cupertino. Pare che il Macworld 2009 sia stato l'ultimo e che la presentazione non sia stata affidata al Ceo e leader carismatico Steve Jobs, ma a Phil Schiller, senior vice presidente e responsabile di tutta l'area marketing. Un tentativo questo, annunciato ormai dai rumors degli ultimi mesi, di diversificare la strategia dell'azienda staccandola lentamente dalla sua figura più carismatica e che ne incarna appieno i valori. Bisogna dirlo, non è stato un Macworld entusiasmante e coinvolgente come le straordinarie presentazioni tenute da Jobs ( vd. qui per ulteriori dettagli), ma più pragmatico e rassicurante. Certamente non vi erano novità rivoluzionarie da presentare, come è stato negli ultimi anni per l'iPod e l'iPhone, ma il pubblico ha comunque gradito la presentazione di Schiller sottolineandone spesso l'approvazione con gli applausi. Una delle novità più interessanti abbraccia la sfera tecnologica, economica e legislativa. Stiamo parlando della decisione da parte di Apple di "sbloccare" il lucchetto digitale che impedisce a chi acquista file digitali da iTunes, audio o video che siano, di poterne godere appieno. Chiariamo quindi questo concetto che viene sintetizzato con l'acronimo Drm ( Digital rights management, gestione dei diritti digitali.): é un meccanismo tecnologico utilizzato dal venditore per regolare la diffusione e la fruizione ( in sostanza l'accesso) al contenuto che si è acquistato. In pratica il compratore acquista e acquisisce il diritto di proprietà, ma l'utilizzazione che può fare di ciò che ha acquistato è limitata. Sembra un controsenso, vero? In effetti chi acquista qualcosa, paga una certa cifra e si ritiene libero di poter fare qualsiasi cosa con ciò che ha acquistato. Tutto in generale appare molto semplice e lineare. L'economia dei beni immateriali però, specialmente quelli digitali, funziona diversamente e si serve proprio di questi meccanismi per legittimare le posizioni delle imprese sul mercato e impedire ai consumatori il pieno godimento di ciò che comprano.Un discorso che abbraccia, come su detto la tecnologia, l'economia e la legge. Il diritto d'autore in particolare e il diritto da parte dell'utente di poter fare copia privata del contenuto digitale acquistato. Chi mi dice infatti che non posso farne una copia privata e non a uso commerciale, in sostanza non cedendola ad un amico che non ha comprato quel cd, nel caso ipotizzi che il file si possa danneggiare? Oppure perchè non posso godere appieno di qualcosa che è mio definitivamente? E perchè non posso ascoltare il brano musicale acquistato online su apparecchi diversi dall'iPod o dall'iPhone senza violare la legge e gli obblighi contrattuali che mi vincolano al venditore ( nel nostro caso iTunes)? Tutte domande legittime che portano a mille altri interrogativi e estendono il campo d'interesse al rapporto fra musica digitale, case discografiche, artisti, distributori di contenuti e consumatori finali. Apple avendo deciso di sbloccare il lucchetto digitale dai brani di iTunes ha fatto un notevole passo avanti, ma non ancora decisivo verso un più equo rapporto con la parte debole del mercato, il consumatore. La battaglia contro la pirateria certamente ha avuto effetti positivi con la legalizzazione dell'acquisto tramite i negozi digitali e iTunes in particolare. Esso infatti controlla i tre quarti del mercato, essendo presente in più di 70 paesi con un catalogo di circa 10 milioni di brani e con 6 miliardi di download dal 2003, anno del suo lancio.Un buon esempio sicuramente di acquisto legale e responsabile a prezzi fra l'altro competitivi oscillanti da oggi tra i 69 centesimi fino a 1,29 euro, che oggi senza Drm magari allettano coloro che prima copiavano illegalmente, ma adesso vogliono rispettare la legge senza perdere la flessibilità negata dal Drm nella fruizione del prodotto; in pratica vogliono avere il pieno godimento e il diritto di poterne fare copia privata per esempio. Sembra allora che fili tutto liscio con questa decisione di Apple. Non proprio. In realtà il meccanismo di iTunes vincola l'utente a determinati obblighi previsti dal contratto. Come funziona? iTunes gestisce per conto dell'artista musicale per esempio alcuni diritti sul brano: download, ascolto, copia e lo fa in base agli accordi presi con la casa discografica. L'utente al momento dell'iscrizione al servizio di Apple sottoscrive una licenza che prevede regole precise sull'utilizzo della musica: questa può essere ascoltata solo su computer, iPod e altri lettori digitali di proprietà di chi acquista (e solo di chi acquista, notate bene) o dei familiari, può essere masterizzata su cd che non possono essere venduti o ceduti a terzi. Per cui, aprite bene le orecchie, in pratica violate la legge se ascoltate il brano sul dispositivo di un amico o se semplicemente gli date un cd mastrerizzato per farglielo ascoltare. Tutto ciò significa ancora una volta che c'è un divieto esplicito di poter fare copie in serie del brano anche senza il Drm, perciò un'autonomia limitata agli obblighi contrattuali disposti unilateralmente del venditore, cioè Apple. I vincoli giuridici precedenti persistono, nonostante una parziale apertura delle case discografiche e di Apple verso i consumatori e il loro senso di responsabilità nell'uso "appropriato", voluto dal venditore? del brano musicale digitale. é solo l'inizio di una battaglia che coinvolge produttori, distributori, consumatori e i prodotti culturali in generale.
sabato 10 gennaio 2009
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